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La Gioventù Federalista europea lancia un’azione a favore della Democrazia in Bielorussia.

La Bielorussia, ultima dittatura in Europa, costituisce un chiaro esempio di restrizione dei diritti umani , in cui le opposizioni sono discriminate e la stampa è sistematicamente controllata dal regime del presidente Lukashenko, negando il diritto alla libertà di espressione e i più fondamentali diritti politici ai suoi cittadini.

Per questo gli Young European Federalists in decine di città europee e la Gioventù Federalista Europea in diverse città italiane lanciano un’azione a supporto della democrazia in Bielorussia e ricordando all’Unione europea che non è più tempo dell’ambiguità su questo tema è che ormai necessario “rilanciare il progetto di unificazione degli europei per permettere un pieno sviluppo della democrazia a livello europeo”.

Secondo i giovani federalisti europei, “le nuove generazioni hanno la responsabilità di chiedere e promuovere attivamente l’affermazione dei valori della libertà, della pace e della democrazia con la costruzione di una Federazione europea, anche a partire da un’avanguardia di paesi, che possa riorganizzare l’Europa in senso democratico e possa agire all’esterno per l’affermazione di questi valori anche e non solo in Bielorussia”.

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Campagna per la Federazione Europea

NOI, POPOLO EUROPEO”

CHIEDIAMO LA FEDERAZIONE EUROPEA

Per governare l’economia europea

Per una politica estera e di sicurezza europea

Per uno sviluppo equo e sostenibile

Per la pace e la giustizia nel mondo

APPELLO AL PARLAMENTO EUROPEO, ALLA COMMISSIONE EUROPEA,

AL CONSIGLIO EUROPEO DEI CAPI DI STATO E DI GOVERNO E AI PARTITI

(da fare sottoscrivere a cittadini, poteri locali, sindacati e movimenti della società civile)

 

Il progetto di un’Europa libera e unita,che cominciò a circolare nel 1941 con il Manifesto di Ventotene,non ha ancora raggiunto la sua meta.

I cittadini europei hanno un Parlamento, una Corte di Giustizia e una moneta unica, ma non ancora uno Stato e un governo federali, perché i governi nazionali non vogliono cedere all’Europa le loro sovranità nel campo dell’economia e della sicurezza.

Condannano così gli Europei al declino politico, all’arretramento sociale, alla perdita di competitività, privano le giovani generazioni di un futuro, alimentano la crisi della democrazia e la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Noi, popolo europeo, vediamo nell’unità politica dell’Europa la risposta più alta alla crisi politica della società contemporanea.

Rivendichiamo

la Federazione europea

  • con un governo federale dotato di poteri limitati ma reali nel campo dell’economia, della finanza pubblica, della politica estera e di sicurezza, e responsabile di fronte a un Parlamento europeo che eserciti pienamente il potere legislativo insieme alla Camera degli Stati,

  • a partire dai paesi disponibili a rafforzare l’unità – l’Eurogruppo – e in particolare da quegli Stati che storicamente hanno promosso l’unificazione europea – la Francia, la Germania e l’Italia -, perché vogliamo:

– creare un governo democratico dell’economia europea e salvare l’euro attraverso il risanamento delle finanze pubbliche e lo stimolo alla crescita;

– attuare un Piano europeo di sviluppo economico ecologicamente e socialmente sostenibile, basato su investimenti in infrastrutture, la riconversione in senso ecologico dell’economia, incrementando l’uso di energie rinnovabili, l’attività di ricerca ed innovazione, l’erogazione di beni pubblici europei e finanziato da un aumento significativo del bilancio europeo con l’emissione di euro-obbligazioni e con imposte europee (come quella sulle emissioni di CO2 equella sulle transazioni finanziarie) a parziale sostituzione di imposte nazionali, realizzando una più equilibrata distribuzione del carico fiscale tra i diversi livelli di governo (locale, regionale, nazionale ed europeo);

– difendere il modello sociale europeo, tutelare i soggetti più deboli, stabilire standard sociali e di lavoro minimi a livello europeo, garantire a tutte le persone i diritti politici, civili e sociali stabiliti dalla “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”;

– dar vita a un’unica politica estera, di sicurezza e di difesa, che consenta all’Europa di parlare con una sola voce nel mondo, per promuovere la pace, il disarmo, la giustizia internazionale, e dei diritti umani, a partire dall’area mediterranea, africana e mediorientale.

Chiediamo

la convocazione di una Assemblea-Convenzione costituente

  • composta dai rappresentanti eletti dai cittadini a livello nazionale ed europeo, nonché dei governi e della Commissione europea, con il mandato di  elaborare superando i veti nazionali una Costituzione federale, che dovrà essere ratificata con un referendum, da tenersi nei paesi che avranno partecipato alla redazione della Costituzione, in modo da fondare sulla volontà popolare l’unità politica degli europei.

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Roma mercoledì 25 maggio

alle ore 17.00 presso la CGIL nazionale

Corso d’italia, 25 sala Di Vittorio

 

European Alternatives, Movimento Federalista Europeo, ARCI, CGIL, Da Sud, Osservatorio Europa, CIME, FLARE, Assopace, Uisp

organizzano un incontro per discuture di

UNA RINNOVATA POLITICA EUROPEA A FAVORE DELLA TRANSIZIONE DEMOCRATICA IN MAGHREB / MASHREK 

L’Europa è di fronte ad un’occasione unica di sanare le storiche ferite che la dividono dai paesi del Maghreb, sostenendo la transizione democratica in atto. Ma assente come entità politica, in questi giorni cruciali l’Unione europea si mostra agli occhi del mondo spesso divisa e contraddittoria. Per poter esprimere una politica estera e di sicurezza al servizio della pace, della democrazia, della giustizia e della solidarietà a livello internazionale occorre rilanciare il progetto di unità politica europea e definire una nuova strategia europea di vicinato per i paesi del Maghreb / Mashrek e di co-sviluppo equo e compatibile per l’intera regione del Mediterraneo.

Allo stesso tempo, come la recente querelle tra Francia e Italia sulla questione dei migranti tunisini dimostra, la mancanza di una vera politica europea sulla migrazione ha spesso determinato una situazione confusa, incerta e contraddittoria incapace di garantire la tutela dei diritti umani, civili, politici, sociali ed economici dei migranti e dei richiedenti asilo.

Il vento di cambiamento che soffia sul mediterraneo ci riguarda e riguarda le nostre società e il loro futuro. Un processo che va aiutato soprattutto sostenendo le organizzazioni della società civile dei Paesi del Maghreb/Machrek che possono e debbono essere protagoniste anche sul piano delle relazioni internazionali.

I rapporti tra UE e Maghreb/Machrek vanno modificati rendendoli finalmente democratici e al centro di questo cambiamento devono esserci gli uomini e le donne che hanno dato vita alle rivolte/rivoluzioni nel mediterraneo.

Questo incontro, che vuole essere un contributo alla riflessione internazionale affinché si arrivi al più presto ad una vera e propria conferenza della società civile del mediterraneo per la democratizzazione delle relazioni tra UE e Maghreb/Machrek, sarà una tappa di un percorso che passerà anche dal Meeting Internazionale Antirazzista, a fine giugno,  in Toscana, dal Forum Internazionale di Genova nel prossimo luglio, in occasione del decennale del G8 e da “Ole” il forum internazionale su criminalità organizzata e globalizzazione che si terrà ad Otranto ai primi di settembre.

L’incontro di Roma vuole contribuire a definire una serie di richieste concrete e attuabili, atte a delineare un possibilie ruolo positivo dell’Unione europea su cui costruire un consenso ampio, unitario, e trasversale. 

 

 

Partecipano 

Vittorio Agnoletto, FLARE

Raffaella Chiodo, Uisp

Danilo Chirico, Da Sud

Pier Virgilio Dastoli, CIME

Nicola Nicolosi Segr. Confederale CGIL (segretariato Europa)

Lorenzo Marsili, European Alternatives

Nicolas Milanese (Gran Bretagna)

Filippo Miraglia, ARCI / Migreurop

Luisa Morgantini, Assopace

Roberto Musacchio, Osservatorio Europa

Sègolène Pruvot (Francia)

Anna Maria Rivera

Franco Russo, Osservatorio Europa

Omeyya Seddik (Ass. FTCR-Tunisi)

Piero Soldini, CGIL

Helga Trupel, Verdi Europei (da confermare)

Nicola Vallinoto, MFE

Adel Zagaria (Egitto)

Sono stati invitati: Parlamentari Italiani, Parlamentari Europei, Rappresentanti del Governo Italiano e delle Istituzioni Europee.

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DI FRONTE ALLA CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA E ALLA RIVOLUZIONE IN ATTO NEL MONDO ARABO,
NON BASTA CELEBRARE L’EUROPA.
E’ ORA DI RILANCIARE IL PROGETTO POLITICO EUROPEO

Il progetto di un’Europa libera e unita, che cominciò a circolare nel 1941 con il Manifesto di Ventotene, non ha ancora raggiunto la sua meta.
I cittadini europei hanno un Parlamento, una Corte di Giustizia e una moneta unica, ma non ancora uno Stato e un governo federali, perché i governi nazionali non vogliono cedere all’Europa le loro sovranità nel campo dell’economia e della sicurezza.
Condannano così gli europei al declino politico, all’arretramento sociale, alla perdita di competitività, privano le giovani generazioni di un futuro, alimentano la crisi della democrazia e la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Il Movimento Federalista europeo e la Gioventù federalista europea vedono nell’unità politica dell’Europa la risposta più alta alla crisi politica della società contemporanea. Per questo promuove una Campagna per la Federazione europea e chiede la convocazione, a partire dai paesi favorevoli, di una Assemblea-Convenzione costituente per superare gli attuali limiti dell’Unione. Lo slogan della campagna è:

“NOI, POPOLO EUROPEO”
CHIEDIAMO LA FEDERAZIONE EUROPEA
Per governare l’economia europea
Per una politica estera e di sicurezza europea
Per uno sviluppo equo e sostenibile
Per la pace e la giustizia nel mondo

La mobilitazione dell’opinione pubblica sarà il fattore decisivo per contrastare la crisi in cui versa l’Europa e preparare il terreno per l’iniziativa costituente. Il Trattato di Lisbona (art. 11) prevede lo strumento dell’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) per raccogliere un milione di firme in almeno sette paesi dell’Unione al fine di spingere la Commissione europea a promuovere un’iniziativa legislativa. Il Movimento Federalista europeo e la Gioventù federalista europea si rivolgono pertanto ai parlamentari europei e nazionali, nonché alle forze politiche, alle organizzazioni della società civile e agli enti locali per dar vita ad uno schieramento pronto a mobilitarsi per un’ICE, con la finalità di realizzare un piano europeo a sostegno della crescita, dell’occupazione e della difesa dei diritti sociali dei cittadini europei, finanziato da un aumento significativo del bilancio europeo.
Solo un forte movimento dal basso potrà stimolare la ripresa della costruzione dell’unità europea e sconfiggere le tendenze populistiche, xenofobe e antieuropee.

Movimento Federalista Europeo – Gioventù federalista europea
Roma 7 Maggio 2011

www.mfe.itwww.gfeaction.eu

 mfe@mfe.it – info@gfeaction.eu

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Comunicato del Movimento federalista europeo

A seguito delle sorprendenti dichiarazioni del Ministro Maroni su che senso abbia rimanere oggi nell’Unione europea, il Movimento
federalista europeo ricorda che in passato l’Italia non si sarebbe salvata senza l’Europa e che nell’era della globalizzazione non c’e’
futuro per l’Italia senza l’Europa.

Non c’e’ alcuna prospettiva di progresso e di benessere al di fuori di una politica a favore di un’Europa democratica e capace di rispondere alle sfide di fronte alle quali ci troviamo.

Per questo occorre che l’Italia ed i suoi rappresentanti agiscano nel solco del federalismo europeo propugnano da Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi ed Altiero Spinelli.

Se si vuole davvero piu’ Europa occorre impegnarsi per la sua unita’ politica, non minacciare di dividerla o di uscirne. Occorre fare la
federazione europea.

__________________________________________________________________________________________________

A cura dell’Ufficio stampa del Movimento Federalista Europeo

(+39) 339.1400236, (+39) 347.0359693, ufficiostampa@mfe.it

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L’MFE ha partecipato alla manifestazione Primo Marzo Sciopero degli Stranieri, evento organizzato dal  Comitato Primo Marzo per  esprimere la volontà, anche quest’anno, di dire No al razzismo e allo sfruttamento sul lavoro e Sì ad un’Italia multiculturale e arcobaleno.

Primo Marzo 2011 - sciopero degli straineri

Manifestazione Primo Marzo 2011 Sciopero degli stranieri

Per info e approfondimenti:

http://www.primomarzo2011.it/

O sulla pagina  Facebook

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La Nuova Europa

L’attualità di Spinelli  e del sogno federalista in  “C’è una Italia migliore”, di Niki Vendola – Fandango libri, 2011

“In questo mondo che cambia noi dobbiamo avere l’obiettivo di cambiare l’Europa. Dobbiamo fare nostro il sogno federalista di Altiero Spinelli,l’idea che la pace si potesse portare in questo continente abbattendo le frontiere, universalizzando i diritti, costruendo un modello sociale nuovo.”

E’ questo l’invito di Niki Vendola, che, nelle pagine  del suo libro parla d’Europa soffermandosi sulla crisi sociale e istituzione che vive il vecchio continente:  “Il modello politico europeo è un modello di cooperazione, codecisione, collaborazione e mediazione tra posizioni diverse. Regge solo in una società che non sia lacerata, impaurita e impoverita come è oggi la società di quasi tutti i paesi europei. Difendere e aggiornare il modello sociale europeo è il modo migliore per rendere più forte e funzionale l’Europa politica.”

Vendola dunque, nelle poche pagine dedicate all’Europa, ripropone il  modello federalista come soluzione e il sogno europeo di Spinelli come base riformista per una società più equa e solidale.

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Il Movimento Federalista Europeo, mantenendo fede ai valori di democrazia, di liberta` e di pace che da sempre promuove e che sono alla sua stessa base, partecipera`, pur nella propria indipendenza, alla manifestazione di oggi alle ore 18,30 al Pantheon a favore della Democrazia in Libia organizzata dal PD

 

 

 

 

 

 

 

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di Lucio Levi

 

Dopo la caduta dei regimi fascisti nell’Europa mediterranea, in America latina e in Asia e di quelli comunisti nella grande regione che per cinquant’anni è stata soggetta al dominio dell’Unione Sovietica, ora è giunto il momento del risveglio dei popoli arabi. Quella che Huntington ha chiamato la “terza ondata” del processo di democratizzazione, cominciata nel 1974 con la rivoluzione portoghese, non si è dunque esaurita.

I governi dell’Unione europea e degli Stati Uniti sono stati colti di sorpresa dal moto spontaneo della masse popolari che hanno invaso le piazze delle città dell’Africa del nord e del Medio Oriente. In nome della stabilità internazionale essi hanno appoggiato fino all’ultimo i vecchi e cadenti regimi oppressivi e corrotti di Tunisia ed Egitto e ne hanno accolto la caduta con disappunto. I governi dell’UE, e purtroppo anche il Parlamento europeo, non hanno trovato parole né formulato proposte politiche per intervenire sul grandioso movimento di liberazione in corso. Il sistema internazionale, con il declino dell’influenza degli Stati Uniti e l’assenza dell’Europa non sembra avere le risorse economiche e di potere né la visione politica per influire positivamente sugli avvenimenti in corso e per aiutare e orientare la transizione alla democrazia.

È sconfortante osservare come i dirigenti politici europei percepiscano il movimento dei popoli che si vogliono liberare dall’oppressione dei loro governi solo in termini di sicurezza e propongano solo di inviare poliziotti a presidiare le coste. È questa l’Europa che non vogliamo: l’Europa fortezza che si chiude in se stessa, che esibisce il volto odioso della xenofobia, che esclude la Turchia perché islamica, che in nome della religione cristiana rappresenta il proprio Dio con le fattezze dell’uomo occidentale. Il progetto dell’Unione per il Mediterraneo (2008) che doveva approfondire il Partenariato euro-mediterraneo (1995) è fallito. La riunione dei governi di questa associazione, prevista per lo scorso dicembre, non si è tenuta. L’area di libero scambio progettata per il 2010 non si è realizzata, né i governi europei hanno onorato l’impegno a interrompere la cooperazione economica con i paesi della sponda meridionale del Mediterraneo che non rispettano i diritti umani.

Va rilevato che lo schema dell’allargamento, adottato per i paesi dell’Europa centro-orientale, e della loro inclusione nell’UE non può essere riprodotto per il Nord Africa e il Medio Oriente. Questa regione è la sede di un’organizzazione internazionale – la Lega araba –, la quale è il potenziale veicolo di un processo di integrazione regionale, che dovrebbe includere anche Israele. Purtroppo l’integrazione è di là da venire. Se consideriamo il Maghreb, solo l’1-2% del commercio estero di questi paesi si sviluppa all’interno della regione. Eppure la Commissione per l’Africa dell’ONU valuta che l’integrazione economica del Maghreb consentirebbe di aumentare del 5% il PIL della regione. L’UE, che ha continuato a tenere rapporti bilaterali con il Nord Africa, avrebbe potuto incoraggiare l’integrazione regionale, come hanno fatto gli Stati Uniti con l’Europa quando hanno lanciato il Piano Marshall, condizionando l’erogazione degli aiuti alla formulazione di un piano di ricostruzione concertato in comune.

Lo spauracchio dell’estremismo islamico, agitato dai governi dell’Occidente per giustificare il sostegno ai regimi autoritari, appartiene a una logica del passato, che non tiene conto dello sviluppo economico, della modernizzazione sociale e della secolarizzazione in corso nella regione. La diffusione dell’istruzione soprattutto tra le giovani generazioni e la diminuzione del tasso di natalità, che è una conseguenza della crescita dell’istruzione delle donne, hanno avvicinato queste popolazioni ai valori di libertà e uguaglianza tipici delle società più sviluppate. Queste sono le condizioni oggettive che hanno fatto emergere una società civile e il pluralismo. Il fondamentalismo islamico è una corrente reazionaria che vuole contrastare questa tendenza. E infatti esso sembra essere il principale sconfitto nella rivoluzione in corso. All’avanguardia del movimento ci sono i giovani, i quali, malgrado la buona istruzione, sono penalizzati dall’esclusione dal mercato del lavoro. Essi hanno usato i nuovi mezzi di comunicazione ai fini della mobilitazione, sostituendosi ai partiti e alle altre organizzazioni della politica tradizionale. Ciò che colpisce in questo movimento è la mancanza di leaders nel senso tradizionale della parola. La figura di leader dei tempi nuovi è l’egiziano Wael Ghonim, un funzionario di Google.

Le inconsuete dimensioni della rivoluzione mostrano che il mutamento economico e sociale, sviluppatosi sull’onda della globalizzazione, richiede in modo imperativo cambiamenti politici e istituzionali. Qui sta il mistero che la “vista corta” delle élites politiche dell’Occidente non ha saputo penetrare. Non era un mistero per Emmanuel Todd, il quale dieci anni fa (nel libro Après l’empire) aveva diagnosticato il passaggio alla modernità del mondo islamico e aveva previsto il cambio istituzionale.

Va notato che gli anelli deboli del mondo arabo, dove è cominciato il crollo dei vecchi regimi – la Tunisia e l’Egitto – sono paesi privi di petrolio. Invece i paesi produttori di petrolio hanno risorse per promuovere il consenso tramite la concessione di servizi gratuiti alla popolazione (acqua, elettricità, istruzione ecc.). E infatti questi ultimi hanno mostrato una maggiore resistenza al contagio del movimento rivoluzionario.

La polizia in Tunisia e l’esercito in Egitto hanno il merito di avere favorito la caduta delle dittature senza un bagno di sangue, che purtroppo si preannuncia come un’eventualità per altri paesi. L’immensa piazza Tahrir del Cairo, dove si è riunito il popolo che ha determinato la caduta di Mubarak, non è stata una nuova piazza Tienanmen. Va notato che i militari hanno svolto un ruolo progressista in altre occasioni, a cominciare dal colpo di stato di Nasser, che nel 1952 spodestò re Faruk. Quando, dopo la rivoluzione khomeinista in Iran (1979), le elezioni aprirono la strada all’affermazione dei principi della repubblica islamica prima in Turchia, poi in Algeria, furono ancora i militari che impedirono l’affermazione dell’integralismo islamico. In tutto il mondo arabo sono le forze armate l’unica struttura che può guidare la transizione alla democrazia, con tutti i rischi che ciò comporta. Per molti anni sui popoli arabi incomberà il rischio che la democrazia possa ridursi a un’istituzione di facciata e che il potere reale resti nelle mani dei generali, come mostra il caso del Pakistan. D’altra parte, va sottolineato che, se i militari turchi hanno ceduto il potere, lo si deve soprattutto alle pressioni che l’UE ha esercitato nel corso dei negoziati per l’adesione della Turchia.

Gli esempi sopra ricordati provano che le elezioni sono una condizione necessaria ma non sufficiente della democrazia. La transizione alla democrazia sarà un percorso lungo e irto di insidie. Tanti anni di governi autoritari hanno distrutto (o non hanno permesso che si formassero) le strutture associative essenziali perché le elezioni possano aprire la strada a un governo democratico: partiti politici, sindacati indipendenti, associazioni della società civile. La transizione avrà successo se saranno elaborate le norme costituzionali che assicurino la formazione di uno spazio pubblico dove il dibattito politico e la selezione dei leaders possano avvenire in modo libero e trasparente.

Su queste basi potrà risorgere il panarabismo all’insegna della solidarietà tra popoli che hanno scelto la libertà e la vogliono difendere costruendo istituzioni comuni e avviando un processo federativo in seno alla Lega araba.

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PROGRAMMA PROVVISORIO del

XXV Congresso nazionale del MFE

Gorizia – “Conference Center”, via Alviano 18

11 – 12 – 13 marzo 2011

Movimento Federalista Europeo - Congresso Nazionale 2011

SI’ ALLA FEDERAZIONE EUROPEA

Per governare l’economia europea

Per avere una politica estera e di sicurezza europea

Per uno sviluppo equo e sostenibile

Per contribuire alla pace e alla giustizia nel mondo

Programma provvisorio

Venerdì 11 marzo

Ore 10.00 Riunione del Comitato centrale per gli adempimenti precongressuali

Ore 11.00 – 13.00 Tavola rotonda: Quale Europa per affrontare le sfide della crisi economico-finanziaria

e della globalizzazione?

Presiede: – Lucio Levi, Presidente del MFE

Interventi: – Esponenti del Governo e delle istituzioni italiane ed europee

Ore 13.00 – 14.30 pausa pranzo

Ore 14.30-16.30 XXV Congresso nazionale del MFE

Presiede: Ugo Ferruta, Direzione nazionale MFE

Saluti: Esponenti di Comune, Provincia, Regione e Università

Relazioni: Lucio Levi, Presidente nazionale del MFE

Giorgio Anselmi, Segretario nazionale del MFE

Ore 17.00-20.00 Riunioni delle Commissioni

Commissione I – LA STRATEGIA PER LA FEDERAZIONE EUROPEA NELL’ATTUALE QUADRO EUROPEO E MONDIALE

Introduzioni di Sergio Pistone, Franco Spoltore, GFE

Presiede Paolo Acunzo

Commissione II – LA CRISI ECONOMICO-FINANZIARIA E LE RISPOSTE A

LIVELLO ITALIANO, EUROPEO E MONDIALE

Introduzioni di Antonio Longo, Domenico Moro, Antonio Mosconi, GFE

Presiede Alberto Majocchi

Commissione III – IL RUOLO DELL’EUROPA NEL MONDO: EMERGENZA AMBIENTALE, DISARMO, NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

Introduzioni di Sante Granelli, Elena Montani, Roberto Palea, GFE

Presiede Lamberto Zanetti

Commissione IV– LO STATO DEL FEDERALISMO ORGANIZZATO IN EUROPA E NEL MONDO

Introduzioni di Francesco Ferrero, Lucio Perosin, Luisa Trumellini, GFE

Presiede Rodolfo Gargano

Sabato 12 marzo

Ore 9.00 – 13.00 Seduta plenaria

Lettura dei messaggi e saluti delle organizzazioni federaliste ed europeiste

Rapporto di Matteo Roncarà, Tesoriere nazionale

Dibattito generale

Presiede Guido Montani

Ore 13.00 – Termine per la presentazione delle mozioni collegate a liste

Ore 13.00 – 14.30 Pausa pranzo

Ore 14.30 – 19.30 Seduta plenaria

Dibattito generale

Repliche

Presiedono Ruggero Del Vecchio / Raimondo Cagiano de Azevedo

Ore 19.30 – 20.30 Votazioni

Domenica 12 marzo

Ore 9.00 – 11.30 Illustrazione e votazione delle mozioni

Proclamazione degli eletti al nuovo Comitato centrale

Chiusura del Congresso

Presiede Alfonso Iozzo

Ore 11.30 – 13.00 Riunione del nuovo Comitato centrale

Comitato organizzatore:

Tel. +39 328.2621700 (Valerio Bordonaro)
+39 338.3913338 (Ugo Ferruta)
Email: gorizia@mfe.it

Per maggiori informazioni e per aggiornamenti: http://www.mfe.it/congresso2011/

Accreditamento stampa: http://www.mfe.it/congresso2011/stampa.htm

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