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9 MAGGIO FESTA DELL’EUROPA
AL VIA LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA
L’UEF insieme al Gruppo Spinelli lancia l’Appello europeo
La nostra Europa federale, sovrana e democratica

Il 9 maggio, giorno della Festa dell’Europa in cui celebriamo la scelta storica compiuta dagli europei nel 1950 e in cui salutiamo con speranza l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa, l’Unione dei federalisti europei (UEF) lancia l’Appello La nostra Europa federale, sovrana e democratica (www.lanostraeuropafederale.it), sottolineando l’importanza di questo momento storico e delle sfide politiche che l’Unione europea deve affrontare.

“Per le forze che credono in un’Europa federale, sovrana e democratica, questo è il momento dell’impegno e della mobilitazione”, sottolinea Sandro Gozi, Presidente dell’UEF e parlamentare europeo. “La Conferenza è un’opportunità irripetibile per discutere insieme, cittadini e rappresentanti politici, come costruire la nostra Europa, che deve diventare federale, sovrana e democratica. Non dobbiamo sprecarla, serve il massimo coinvolgimento di tutti.”.L’Appello, promosso da Sandro Gozi per l’Unione dei federalisti europei, Brando Benifei per il Gruppo Spinelli del Parlamento europeo, Eva Maydell, in qualità di Presidente del Movimento europeo internazionale, e da membri del Board del Gruppo Spinelli di tutte le famiglie politiche pro-europee, tra cui Guy Verhofstadt, Co-chair per il Parlamento europeo del Board della Conferenza, e due Vicepresidenti del Parlamento europeo, Dimitrios Papadimoulis Fabio Massimo Castaldo, è stato sottoscritto da alcune centinaia di personalità europee, del mondo della politica, dell’accademia, della cultura, del lavoro e dell’impresa, della società civile. Amplissima l’adesione tra i parlamentari europei e nazionali di diversi paesi, tra cui moltissimi italiani di tutte le forze politiche, e da intellettuali di tutta Europa; tra tutti vogliamo ricordare Mario Vargas LlosaJavier Cercas e Daniel Cohn Bendit. In Italia ricordiamo tra i tanti: Mario MontiEnrico LettaMatteo RenziGiuseppe Conte; tra i numerosi parlamentari anche le due vicepresidenti del Senato Anna Rossomando (PD) e Paola Taverna (M5S); Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna e Presidente del CCRE (Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa) e Presidente italiano della sezione nazionale (AICCRE); Antonio Decaro, Sindaco di Bari e Presidente ANCI; Michele De Pascale, Sindaco di Ravenna e Presidente UPI (Unione Province Italiane); Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo, Giuseppe Cassì, Sindaco di Ragusa. Tra gli studiosi Gianfranco Pasquino e Nathalie Tocci (Direttore IAI); e poi i tre Segretari generali di CGIL, CISL, UIL (Maurizio LandiniLuigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri), e il Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (CES), Luca  Visentini.

A seguire il testo dell’Appello con i primi firmatari. La lista completa verrà resa ufficialmente pubblica il 9 maggio sul sito dell’Unione dei Federalisti europei (www.federalists.eu). La raccolta delle adesioni prosegue on line (www.lanostraeuropafederale.it)

 

Pavia, 7 maggio 2021

 

Il quotidiano nazionale La Stampa ha ripreso l’Appello sul suo sito
https://www.lastampa.it/esteri/2021/05/07/news/conferenza-sul-futuro-dell-europa-l-appello-la-nostra-europa-federale-sovrana-e-democratica-1.40243332

Il Trailer del documentario:

In mattinata una piccola delegazione di federalisti europei di Roma e del Lazio si è recata in visita al Giardino dei Giusti di Roma, sito dentro la Villa Doria Pamphili, per ricordare Ursula Hirschmann, co-fondatrice del Movimento Federalista Europeo (e della sezione di Roma), a 30 anni dalla morte. Ursula è stata recentemente riconosciuta “pioniera dell’UE” dalle istituzioni dell’Unione. Nel 2019, in sua memoria, era stato piantato uno degli ulivi del Giardino con una piccola targa di riconoscimento. Nell’occasione alcuni militanti storici della sezione di Roma (Francesco Gui, Cesare Merlini, Maria Teresa Di Bella Ruta, Luciana Rastrelli e Stefano Silvestri) hanno offerto un ricordo personale di Ursula, avendola conosciuta personalmente.


Nell’occasione sono stati omaggiati di un ricordo tra gli altri anche gli ulivi dedicati ad Alexander Langer e a Adriano Olivetti

Una delle ultime interviste nella rubrica “Le grandi novantenni” de La Stampa

Il ricordo del Presidente MFE Roma, Ugo Ferruta

“Purtroppo, da gran donna qual’era, non ha voluto essere da meno di Giscard … e proprio ieri notte se n’è andata anche Gianna Radiconcini.
Militante europeista sin dalla prima ora, fortemente impegnata nel Partito d’Azione e poi nel Partito Repubblicano, per anni corrispondente RAI da Bruxelles e Strasburgo, poi Vicedirettora del GR3 e del TG1. La sua figura, quindi, andava oltre il nostro movimento ma noi federalisti europei la ricordiamo anche come Presidente del MFE Lazio negli anni ’80-’90.
Per quanto mi riguarda, la staffetta partigiana, la donna politicamente impegnata (e negli ultimi anni, persino scrittrice) da tanti conosciuta e ammirata, è stata anche una più care amiche di mia madre, per cui, nella mia mente, i ricordi dei mille congressi e dibattiti e dei tavoli delle raccolte di firme (era il 1988) per il referendum sul mandato costituente al parlamento europeo si sovrappongono a quelli delle gite domenicali con le rispettive famiglie e noi bambini a cantare sui sedili posteriori, o degli anni in cui, molto tempo dopo, osservavo la loro arzilla compagnia di ultrasettantenni godersi le serate discorrendo amabilmente con vista sul lago di Bolsena. Pezzi di un mondo che, con dolore, vedo allontanarsi ma che, in tutte le sue sfaccettature, mi resterà sempre dentro.
Fu lei a invitarmi, correva l’anno 1984, a una conferenza di tale Altiero Spinelli (di cui non avevo mai sentito parlare), avviandomi così all’impegno per l’Europa federale. E se potessi vederla ora, non mi sorprenderei affatto di trovarla intenta a … scansare con fastidio le formalità di rito per poter intervistare quel Valéry Giscard d’Estaing che, avendocelo a tiro, certo non si farebbe scappare (credo, del resto, che lo conoscesse) con la determinazione e la passione che ha sempre avuto per l’Europa, per il giornalismo e per i grandi temi della politica.”

Nel ventennale della sua morte ricordiamo Antonio Russo, militante federalista europeo, inviato per Radio Radicale, reporter nei teatri di guerra degli anni ’90, trovato morto assassinato il 16 ottobre 2000 in Georgia dove si trovava per raccontare gli orrori e i crimini nascosti all’opinione pubblica mondiale della guerra in Cecenia.

Il Presidente MFE Roma, Ugo Ferruta, amico personale e compagno di lotta lo ha ricordato come “uomo libero e libero intelletto, di grande spessore e cultura”. Di seguito trovate un articolo di Ugo scritto in sua memoria in occasione della sua scomparsa:

IL LUPO ABRUZZESE
ricordo di Antonio Russo*
“Lama di fuoco che taglia il giorno dalla notte mentre una notte rincorre in un carosello di colori un giorno fugace che pigramente si prepara al suo eterno rito. Dai cento occhi dell’aereo la meraviglia di un paradosso si mostra in tutto il suo splendore con l’illusione del partecipare col carro di Fetonte al gioioso rincorrersi di Aurora con Notte. Meraviglia delle estreme lande siberiane, dove il tempo della luce con il buio sembra essere il soffio dell’istante”.
Le aveva scritte nel mio studio all’Università di Bielefeld queste righe, all’indomani di una nottata in pieno stile Antonio Russo e di un paio d’ore di sonno, tante gli bastavano. Tra un congresso e l’altro in angoli diversi dell’Europa, una cornice di tranquillità e il tempo di fermarsi un momento e raccontare ciò su cui aveva indagato e riflettuto.
Si trattava di uno dei suoi primi viaggi-inchiesta, dopo quello a Sarajevo di qualche mese prima di cui però non è restata alcuna traccia scritta, effettuato in occasione di una settimana di incontri sui problemi della Russia e sulle possibilità di un governo mondiale. Una settimana in cui, per raccontarlo ancora con le sue parole, “uno spicchio di mondo era volato in una città universitaria a un’ora e mezzo da Novosibirsk, all’estremo confine del prossimo, per trovarsi nel risiko delle diversità”.
Con quel reportage scritto per la rivista Comuni d’Europa Antonio aveva dunque riaperto la sua carriera nella galassia dell’informazione nella nuova veste di “inviato”, participio passato che, reso necessario dalla mancanza della tessera di giornalista che l’ignavia dei suoi primi datori di lavoro gli aveva precluso, si adattava comunque benissimo alla sua figura.
Era stato il contatto con le organizzazioni europeiste e federaliste europee, tra il ’93 e il ’94, a dargli l’occasione di partecipare ad una serie di incontri che avvenivano un po’ in tutta Europa. Quelle organizzazioni, spesso pioniere nella scoperta di idee e di uomini di cui non sempre apprezzano fino in fondo il valore, gli avevano fornito i pochi mezzi necessari a realizzare i progetti che inevitabilmente avevano preso corpo nella sua testa. La prima missione a Sarajevo ed il soggiorno a Novosibirsk furono i più significativi, i primi contatti diretti con i due mondi, l’ex Jugoslavia e l’ex-Unione Sovietica, che da quel momento avrebbero marcato la sua vita. In entrambi i luoghi egli allacciò una serie di rapporti umani e professionali (non era mai facile in Antonio, vista la passione che lo animava, scindere le due dimensioni). In entrambi i luoghi sarebbe più volte tornato e ne avrebbe fatto la base per ulteriori viaggi alla scoperta di realtà difficili e luoghi d’incontro di culture diverse.
In quella stagione egli trovò anche gli amici con i quali intraprendere un nuovo percorso intellettuale. Amici che lo sostennero, pubblicarono con lui pamphlet e monografie, lo incoraggiarono a rilanciare la rivista di filosofia che aveva fondato anni prima incoraggiato dalla profezia (“sono gli irregolari che fanno le grandi cose”) del fondatore di uno dei maggiori istituti italiani; altri, molti a dire il vero, si appoggiarono a lui; altri ancora, più giovani ma forse più borghesi nell’animo, cercarono di seguirlo nei limiti del possibile. La sua sensibilità fece il resto, e il suo passato di militante radicale gli permise di riaprire il rapporto con la radio per la quale avrebbe poi effettuato le sue corrispondenze più significative e più conosciute.
* * *
Editore in proprio, in gran parte autodidatta, passato dagli studi di veterinaria a quelli di filosofia, uomo dalle mille letture, militante politico, compagno di mille viaggi e di mille congressi, Antonio non è stato solo un giornalista. È stato intuizione ed approfondimento, cultura e senso pratico, ingenuità e scaltrezza, formidabili antenne grazie alle quali era passato attraverso esperienze difficilissime, è riuscito a librarsi come pochi tra dimensioni diverse dell’universo sociale, grazie alla grande carica umana che era capace di trasmettere.
Moderno Socrate, Antonio non ha mai avuto grande facilità o grande motivazione per scrivere, quasi doveva obbligarsi a farlo. La velocità e l’acutezza delle sue intuizioni, il bisogno di non fermarsi mai, lo portavano subito sul campo, dove il racconto e la comunicazione orale prendevano immediatamente il sopravvento. Però ovunque andasse, con chiunque avesse a che fare, nonostante una congenita mancanza di diplomazia, accorciava con grande facilità la distanza e sapeva farsi raccontare da ciascuno un po’ della sua anima e dell’anima del luogo. Poi c’era l’ironia dissacrante, i quadretti e le gags che cuciva anche attorno agli amici come ai grandi nomi, compresi quelli che incontrava in occasione di premi e riconoscimenti.
Non c’era insomma da meravigliarsi se quando arrivavi in un posto ventiquattr’ore dopo di lui lo conoscevano già tutti, e se attorno alla sua figura nascevano leggende metropolitane come quella dell’intervista esclusiva al Generale Lebed ottenuta presentandosi con una cassa di vodka. Parrebbe ancora di vederlo in costume da bagno davanti a Miramare a fermare le macchine dei turisti increduli “un attimo di pazienza, che deve passare il sindaco di Sarajevo” (che infatti si materializzò di lì a poco su un’utilitaria scassata), o nelle fughe in pigiama dall’ospedale in compagnia di un altro paziente per andare a cena in una delle trattorie più vicine, dove ogni tanto incontravano anche i medici ormai rassegnati a non poter arrestare la loro voglia di vivere ad ogni costo.
Nell’affrontare i passaggi più impervi era un lupo solitario, come egli amava descriversi accennando alla regione dove era nato e divertendosi a pensare che altri fossero come lui, ma era anche un elemento trainante di quelli che costruivano la fortuna del branco, e soprattutto un uomo con un forte senso dell’amicizia, un’amicizia che spesso nasceva attorno ad un confronto di idee e si cementava con la voglia di difenderle insieme.
Antonio era viscerale nei dibattiti e nelle polemiche, pronto a smentire con i fatti dogmi e convinzioni di giovani idealisti dal grande futuro ma già un po’ primi della classe che non a caso si sentivano “rovesciata in faccia la verità”. Ma anche sempre pronto a condividere la tavola, le mezze giornate di vacanza rubate tra una missione e l’altra, le discussioni di cucina e le conversazioni letterarie, per tutto ciò amato e sempre ricercato da quelli che apprezzavano la sua grande comunicativa e capacità di ravvivare un ambiente e la sua voce dal timbro che trasmetteva buonumore.
Sarebbe un’impressione sbagliate, leggendo queste righe, quella di credere che Antonio fosse una specie di guru. Non si conoscerebbe la sua modestia, il suo rispetto per il prossimo e la sua disponibilità nei confronti degli altri, che spesso, più concreti e perbene, erano poi loro a capitalizzare. Certo c’è sempre stato l’affetto e con riconoscenza di tutti quelli – è stato sempre sorprendente vedere quanti fossero – che ha sempre sostenuto e aiutato. E poi c’erano quelli che avevano trovato rifugio a casa sua in caso di bisogno, vero o presunto. Arrivavano allora, spesso sotto la pressione dell’incertezza e delle necessità concrete, le lamentele e le scene per essere stato sfruttato e dimenticato, affogate negli eccessi delle sue notti solitarie, eccessivo com’era nei bassi quanto grandioso e magnetico era negli alti. Ma generoso in ogni caso e per principio.
Una delle ultime volte che l’ho visto, poco dopo il suo ritorno da Pristina, ho avuto la netta impressione che in lui ci fosse come una serenità ritrovata. Era contento di poter camminare a testa alta, delle soddisfazioni che sentiva di avere dato agli affetti più cari, sembrava che sentisse che di avere intrapreso una strada e ottenuto dei risultati che davano un senso alla sua vocazione. Non può sfuggirmi allora nel suo racconto da Novosibirsk l’accenno ai versi di Whitman, poeta dell’infinito americano, lo stesso che incita a guardarsi indietro per capire se si è veramente vissuti. E di fronte a tutti quelli che prima e dopo l’accaduto si sono domandati se valeva la pena di fare una vita così dura e rischiosa, non posso impedirmi di pensare due cose: che Antonio, eroe dall’animo antico in un’epoca postmoderna, al contrario di molti ha vissuto veramente; e che aveva ancora molte cose da dire e un mare di autenticità da rovesciarci in faccia.
* * *
C’è da restare folgorati rileggendo oggi quella corrispondenza da Novosibirsk, della sua impressione che sembrava esserci una specie di reticenza di fronte alle domande che faceva e soprattutto di fronte a questo passo: “Lo stesso valga per la situazione cecena, dove spesso le domande che cercavo di fare venivano liquidate con frettolosi giudizi, quali il fatto che i ceceni sono un popolo di guerriglieri dediti al commercio delle armi, al contrabbando, poco inclini a seguire le direttive del governo. Il fatto che in Cecenia si trovi il più alto concentramento di armamenti russi e una presenza nel territorio di organizzazioni di tipo mafioso hanno motivato l’intervento di Eltsin”.
A lui quelle spiegazioni non quadravano: “Posizione alquanto ambigua, visto che fra i più interessati al traffico clandestino delle armi – visti gli ingenti guadagni che ne provenivano – era proprio il governo russo poiché il territorio ceceno strategicamente era una delle migliori vie per il trasporto delle armi. Sembrerebbe che Eltsin abbia perso il controllo della situazione in quanto si erano create delle aree di complicità con organizzazioni mafiose di cui se ne avevano appendici, sempre più potenti, anche a Mosca”.
Convinto che “parte di verità e parte di menzogna hanno da sempre costituito l’anima della politica”, Antonio ha voluto ancora una volta, come nel caso della ex-Jugoslavia, immergersi nel centro della geopolitica, nel labirinto delle umane contraddizioni, e verificare se le generiche ipotesi di Novosibirsk avessero un riscontro fattuale. Questa per chi lo conosceva è semplicemente la conferma che anche il progetto dell’ultima indagine era prima di tutto suo e che veniva da lontano. Gli ci erano voluti anni per realizzarlo, da vero uomo libero e da autentico free lance dell’informazione e della politica, cercando e trovando, con fatica e a caro prezzo, non padroni e committenti, ma sinergie e compagni di un pezzo di strada.
* Scritto poco dopo la sua scomparsa.

Di seguito riportiamo i Comunicati stampa dell’UEF e del MFE e GFE:

PRESS RELEASE
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A NEW START FOR EUROPE

Brussels, Thursday 16th July 2020

UEF President Sandro Gozi delivered to the President of the European Parliament David Sassoli the almost 1200 signatures #iMillexEuropaFederale.

Today the President of the UEF, Sandro Gozi, MEP of Renew Europe, handed over to President David Sassoli the almost 1200 signatures collected by the Italian section of the UEF, the Movimento Federalista Europeo, together with the Gioventù Federalista Europea, on the Appeal A New Start for Europe addressed to the European Parliament. The initiative involved in Italy, between the beginning of June and the beginning of July, exponents at all levels of the political world, academics, representatives of the world of business and labour.

“The Appeal and its signatories are calling for a federal Europe: they are asking the European Parliament to maintain its ambitious position on the new multi-annual budget and the Next Generation EU Fund, they are calling for new own resources in the new Multiannual Financial Framework to develop the creation of a fiscal autonomy of the EU and they are calling for a federal reform of the European Union” explained Sandro Gozi in handing over to President Sassoli the dossier of the Appeal with the list of signatories.  “We have an historic opportunity and responsibility. We must look to the future and to the well-being of European citizens and the next generations by launching a major new plan for economic, digital and ecological recovery and transition, managed by the EU, charging the giants of digital, finance and polluters. The Federalists and the European Parliament are engaged together in this battle”.

END

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Comunicato stampa

Appello del MFE e della GFE al Parlamento europeo
UNA RIPARTENZA PER L’EUROPA
Consegnate dal Presidente dell’UEF, Sandro Gozi,
al Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli le quasi 1200 firme

Oggi il Presidente dell’UEF, Sandro Gozi, membro del Parlamento europeo, ha consegnato al Presidente David Sassoli le quasi 1200 adesioni raccolte dalla sezione italiana dell’UEF, il Movimento federalista europeo, insieme alla Gioventù Federalista Europea, sull’Appello Una ripartenza per l’Europa indirizzato al Parlamento europeo.

L’iniziativa ha coinvolto in Italia, tra l’inizio di giugno e i primi di luglio, esponenti a tutti i livelli del mondo politico, accademici, rappresentanti del mondo del lavoro, del Terzo settore, della cultura, anche semplici cittadini. MFE e GFE lo hanno promosso anche come un contributo che i federalisti offrono al Parlamento europeo per far sentire la vicinanza sui temi europei da parte di chi opera sul territorio

“L’Appello e i suoi firmatari chiedono un’Europa federale: chiedono al Parlamento europeo di mantenere la sua posizione ambiziosa in merito al nuovo bilancio pluriennale e il Fondo straordinario Next Generation EU, chiedono nuove risorse proprie nel nuovo Quadro Finanziario Pluriennale per sviluppare la creazione di un’autonomia fiscale dell’UE e sollecitano una riforma federale dell’Unione europea” ha spiegato Sandro Gozi nel consegnare al Presidente Sassoli il dossier dell’Appello con l’elenco dei firmatari.

Da parte sua David Sassoli, nel ringraziare per l’iniziativa, ha voluto sottolineare come questo punto della creazione di vere risorse proprie autonome europee sia centrale per il Parlamento europeo, e ha raccomandato di mantenere alta la mobilitazione su questa richiesta.

L’Appello e l’elenco dei firmatari sono stati inviati anche al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per sollecitare su questi temi anche l’impegno del governo italiano.

Pavia, 15 luglio 2020
Dossier consegnato al Presidente Sassoli con le  firme raccolte: PDF
Lettera inviata al Presidente Conte: PDF
CONTATTI MFE:
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Il Movimento Federalista Europeo è stato fondato a Milano nel 1943 da Altiero Spinelli insieme ad un gruppo di antifascisti che aveva individuato nella battaglia per la creazione della Federazione europea, cioè degli Stati Uniti d’Europa, lo scopo prioritario della lotta politica per affermare stabilmente nel Vecchio continente la pace, la libertà, la democrazia e la giustizia sociale.
Il MFE non è né un partito né un semplice gruppo di pressione. La sua lotta segue la linea tracciata dal Manifesto di Ventotene (1941). Il MFE vuole unire e non dividere le forze favorevoli all’unità europea e, per garantirsi l’autonomia culturale, politica, finanziaria ed organizzativa, basa la sua esistenza sull’autofinanziamento e sul lavoro volontario dei militanti. Sul piano della lotta politica, il MFE rifiuta la violenza come metodo di lotta politica. Battendosi per la creazione di un nuovo assetto di potere in Europa e non per conquistare dei poteri esistenti, esso non partecipa alle elezioni, né rappresenta interessi corporativi o stabilisce discriminanti ideologiche.
Il MFE rivendica un ruolo costituente del popolo federale europeo e “conduce la sua lotta per la federazione europea, o per il suo primo nucleo aperto a tutti gli Stati che non abbiano partecipato alla sua costituzione, nel quadro dell’Unione Europea dei Federalisti (UEF), di cui costituisce la sezione italiana, e la sua lotta per gli altri obiettivi intermedi e per il suo obiettivo finale nel quadro del Movimento Federalista Mondiale (WFM), di cui costituisce la sezione italiana.” (Art. 2 dello Statuto)
Attualmente il MFE conta più di 90 sezioni distribuite su tutto il territorio nazionale.

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Il neo Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, è stato iscritto alla sezione “Altiero Spinelli” di Roma del Movimento Federalista Europeo. Di seguito la foto di una sua partecipazione all’Assemblea dei soci di sezione del 2012 (in foto accanto all’allora Presidente MFE Roma, Paolo Ponzano).

In occasione della seduta inaugurale a Strasburgo del nuovo Parlamento europeo, l’Union of European Fedralists (UEF) e i Young European Federalists (JEF) hanno organizzato una due giorni di incontri: il 1 luglio i federalisti europei hanno potuto incontrare e discutere in forum tematici con numerosi europarlamentari che avevano sottoscritto l’appello federalista per le elezioni europee e che si impegneranno a far parte dell’Intergruppo federalista al Parlamento europeo (“Spinelli group”). Il 2 luglio si è svolta davanti alla sede del Parlamento europeo una manifestazione federalista a cui hanno preso parte alcuni parlamentari prima di entrare in aula, ripresa dalle televisioni europee. Ai due giorni hanno partecipato tra gli altri Sandro Gozi (Presidente UEF); Christopher Gluck (Presidente JEF); Giorgio Anselmi (Presidente MFE) e Antonio Argenziano (Segretario GFE).

In occasione dell’anniversario della scomparsa di Altiero Spinelli e a quarant’anni dalla prima elezione diretta del Parlamento europeo, è stata organizzata una “Giornata della cultura europea” da parte della rete accademica “L’Università per l’Europa. Verso l’unione politica”, alla quale ha partecipato il MFE. Nel corso dell’incontro sono stati letti dei brani di personalità della politica e della cultura europea che hanno sostenuto l’unità europea (Spinelli, Schuman, Hugo, Lemonnier, Dostoevskij, Mann, Churchill). I brani sono stati letti dal regista e attore teatrale Daniele Salvo e commentati da docenti esperti tra cui Raimondo Cagiano De Azevedo, Ufficio del dibattito MFE e Francesco Gui, MFE Lazio.

Giornata della Cultura europea, Sapienza Università di Roma, 23 maggio in occasione dell'annoversario della scomparsa di Altiero Spinelli e dei 40 dalle prime elezioni a suffragio universale del Parlamento europeoLetture dei brani di celebri personalità della cultura e della politica a sostegno dell'unità europea, a cura del regista ed attore teatrale Daniele SalvoAltiero Spinelli – Manifesto di Ventotene min 28:11 – 31:29Robert Schuman min 44:15 – 47:03Altiero Spinelli – Discorso al PE del 1984 min 56:54 – 59:30Charles Lemonnier min 1:16:40 – 1:18:50Victor Hugo min 1:23:34 – 1:25:28Fedor Dostoevskij min 1:41:22 – 1:43:58Thomas Mann min 1:53:48 – 1:55:55Winston Churchill min 2:03:58 – 2:06:48

Pubblicato da University for Europe su Giovedì 23 maggio 2019

Il Centro regionale del Lazio del Movimento Federalista Europeo ha organizzato a Viterbo il 17 maggio una tavola rotonda sui temi riguardanti le elezioni europee, il Federalismo europeo, le sfide e le tematiche più importanti per l’evoluzione dell’Unione Europea, alla vigilia dell’appuntamento elettorale del 26 maggio. L’incontro è stato coordinato da Tommaso La Porta, Ufficio del Dibattito MFE Lazio, Walter Corteselli e Leonardo Ceccarini, Segretari di MFE e GFE Viterbo.

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